Alla riscoperta di Wonder Woman grazie ai volumi Panini

In occasione dell’uscita italiana di Wonder Woman 1984, l’attesissimo sequel diretto da Patty Jenkins con protagonista Gal Gadot, Panini Comics ha deciso di pubblicare un’incantevole serie di volumi da collezione dedicati all’invincibile amazzone. Grazie a essi, anche i meno appassionati potranno finalmente riscoprire lo straordinario personaggio di Diana Prince.

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Se ne è andata Cecilia Mangini, fotografa e pioniera del documentario italiano

Si è spenta a Roma questo 21 Gennaio l’immensa Cecilia Mangini. Aveva 93 anni ed è stata una delle più grandi documentariste mondiali, oltre che la prima donna italiana a osare di mettersi dietro la macchina da presa, in un mondo di totale predominio maschile.

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Marisa Rodano: 100 anni di lotta

A molti forse questo nome non dirà nulla. Eppure Marisa Rodano è fra le personalità più illustri della storia della repubblica italiana. Una figura imprescindibile, diventata ormai un vero simbolo di lotta quotidiana. Questo 21 Gennaio, Marisa compie 100 anni. Un secolo di vita antifascista, speso a difendere le libertà di uomini e donne.

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Selma Lagerlöf, la prima donna a vincere il Nobel per la letteratura

Selma Ottiliana Lovisa Lagerlöf, più semplicemente nota come Selma Lagerlöf, è stata la prima donna a ricevere il premio Nobel per la letteratura nel 1909 e a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914. Molto probabilmente è stata la scrittrice svedese più conosciuta e amata nel mondo, e di sicuro una delle artiste più importanti nel panorama letterario mondiale.

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Joan Micklin Silver, la regista di ‘Dall’altro lato della strada’, è morta a 85 anni

Dopo aver abbattuto diverse barriere e infranto innumerevoli tabù per le donne, dirigendo ben sette lungometraggi e svariati film per la TV, la nota pioniera del cinema americano indipendente al femminile si è spenta lo scorso 31 Dicembre nella sua casa di Manhattan, all’età di 85 anni.

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“Cambiare l’acqua ai fiori” il libro di Valérie Perrin è in testa ai libri più venduti

Il 2020 ha portato con sé molte crisi a causa del Coronavirus, una fra queste quella dell’editoria, che ha visto calare di molto le vendite di libri in Italia. I motivi sono stati molteplici: la chiusura delle librerie durante il lockdown, il fatto che Amazon avesse smesso di spedire molti libri, il rinvio di molte nuove uscite.

A scalare la classifica dei libri più comprati del 2020, però, è stato Cambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin, pubblicato da E/O, che si è guadagnato il primo posto con 281 mila e cinquecento copie, al 26 dicembre.

Cambiare l’acqua ai fiori narra le vicende – molto spesso sono contornate di flashback – di Violette Toussaint, una donna di mezza età e guardiana di un cimitero di provincia in Francia. Ogni giorno Violette apre e chiude i cancelli del cimitero e vive in una piccola casa la cui porta si affaccia sulla zona delle tombe. Malgrado la trama, ad un primo impatto possa sembrare macabra, o faccia pensare ad un libro dell’orrore, Cambiare l’acqua ai fiori è un romanzo il cui spirito si avvicina molto alle commedie francesi.

Il romanzo della Perrin, dopo una timida uscita nel 2019, ha pian piano scalato le classifiche ed è diventato uno dei libri più venduti dalla fine del lockdown, il tutto grazie al passaparola e grazie ai consigli dei librai. Infatti, Cambiare l’acqua ai fiori era già uscito in Francia nel 2018, a cura dell’editore francese Albin Michel. Subito dopo, a luglio del 2019, Sandra Ozzola, editrice di E/O decide di pubblicarlo in italiano, con la traduzione di Alberto Bracci Testasecca.

Lo abbiamo messo sul mercato, poverino, senza nessun nome famoso che lo appoggiasse, nessun tour per spingerlo” ha raccontato Ozzola.

Ma lentamente le vendite hanno iniziato a crescere fino a raggiungere il primo posto alla fine del 2020. Sono stati i commenti dei giornalisti, ma soprattutto il passaparola, a decretare l’impennata di vendite del romanzo.

“È stato uno di quei piccoli miracoli che succedono nell’editoria” ha detto Ozzola.

Valérie Perrin non nasce come scrittrice, ma come fotografa di scena nelle produzioni cinematografiche. Il suo primo romanzo è Il quaderno dell’amore perduto, uscito nel 2015 sia in Francia che in Italia (pubblicato dalla casa editrice Nord).

Valérie Perrin

Non c’è forse da stupirsi, in fondo, se un libro che parla di elaborazione del lutto e di romanticismo ha visto un aumento delle vendite in un periodo, quello del lockdown, che ha segnato il 2020 in modo profondo. Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin è stato in grado, più o meno coscientemente, di cavalcare lo zeitgeist e di rispondere alle esigenze dei lettori. Proprio per questo motivo, malgrado l’assenza di una campagna pubblicitaria scarsa, il romanzo è stato in grado di diventare ben presto un caso editoriale.

Credit: IlPost; IlGiornale

Chiara Volponi

Street art al fianco delle donne: ecco le Superwomen di Lediesis

Balzate agli onori della cronaca per aver creato una serie di Superwomen, donne iconiche che hanno lasciato il segno nel mondo, le fantomatiche Lediesis sono ormai diventate un vero caso social. In pochi mesi hanno già ottenuto migliaia di followers e lo loro opere, dopo essere rimbalzate dai quotidiani ai telegiornali sono finalmente arrivate anche nei musei.

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Il magico mondo di Leonora Carrington, da musa ribelle ad artista del ‘sur’reale

Considerata erroneamente solo come la musa e l’amante di Max Ernst, Leonora Carrington è stata molto di più. Un’artista unica e indomabile, una voce rivoluzionaria capace di portare il femmineo all’interno della corrente surrealista, ma ancor più di sviluppare un’identità solida e indipendente. Guai però a chiamarla surrealista. Come era solita ripetere, Leonora dipingeva la realtà, non i sogni.

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Le ricerche del 2020: Google si tinge di rosa

Aria di cambiamenti anche per il motore di ricerca più famoso al mondo, tra i nomi cliccati di frequente si notano attrici, attiviste, cantautrici…donne pronte a cambiare il mondo e che forse l’hanno già fatto.

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La vasca del Führer: Serena Dandini racconta la vita della fotografa Lee Miller

“Ho fatto uno strano bagno quando mi sono lavata lo sporco del campo di concentramento di Dachau nella stessa vasca da bagno di Hitler a Monaco”.
Lee Miller

Lee Miller, modella, artista, musa, fotografa. Una donna che ha vissuto mille vite, che ha cavalcato lo spirito del tempo, la prima donna fotografa che è entrata nei lager nazisti per documentarne gli orrori.
Serena Dandini con “La vasca del Führer” (Einaudi), racconta la sua storia insieme all’aiuto di archivi storici e fotografici dell’epoca, dando vita ad un quadro della sua vita e non solo, di un intero periodo storico attraversato dalla crisi, dalla guerra ma anche da un forte desiderio di espressione artistica che, con tutti i movimenti che ne sono generati, ha saputo caratterizzarne i tratti.

Lee Miller (1907 – 1977): qui è a Monaco nel bagno di Hitler, Fotografia di David Scherman.

La sua vita è un’avventura degna della sceneggiatura di un film.
A soli otto anni Elizabeth Miller entra in contatto con la fotografia grazie al padre, Theodore Miller, ingegnere, inventore e uomo d’affari. Theodore si dilettava con la fotografia, ed usava la piccola Elizabeth come modella, coinvolgendola fin dall’inizio in un processo che sarebbe diventato parte della sua vita per sempre. Il primo uomo a fotografarla fu proprio il padre, che fece un ritratto di Elizabeth nuda, in una foto che si intitolava Mattinata di dicembre, che si ispirava a Mattinata settembrina, un quadro di Paul Chabas, la cui esposizione a New York nel 1913 suscitò molto scandalo.
Alla sola età di sette anni, nel 1914 subisce una violenza sessuale, un avvenimento che segnerà per sempre la sua esistenza.
Il padre di Elizabeth, per poter alleggerire la sofferenza della figlia, le lascia piena libertà di scelta sul suo futuro e sulla sua carriera, una possibilità che per una donna nei primi anni del Novecento era completamente fuori dalle norme che venivano dettate dalla società del periodo.

Per un puro caso del destino – Lee fu salvata da un investimento autostradale da Condé Nast, editore di Vanity Fair e Vogue – iniziò una carriera come fotomodella, e in breve tempo divenne una delle modelle più ambite di New York e fu ritratta da fotografi come Edward Steichen, Arnold Genthe, Georges Lepape.

Lee Miller, fotografata da Edward Steichen, Vogue, settembre 1928.

Nel corso della sua carriera come modella, Lee iniziò ad interessarsi sempre di più alle tecniche che i fotografi usavano, e in lei iniziò a crescere il desiderio di stare dietro la macchina fotografica, non più davanti.

Decise di recarsi a Parigi, per studiare fotografia con Man Ray, artista e fotografo surrealista, e ben presto divenne sua musa e compagna.
Durante questo periodo, Lee entrò in contatto con artisti come Picasso, Paul Éluard, Jean Cocteau.

Nude bent forward, Parigi, 1930, di Lee Miller.

Ma ben presto la vita a Parigi iniziò a starle stretta, e nel 1932, proprio durante la crisi economica, decise di tornare a New York per aprire un proprio studio fotografico per ritratti e foto commerciali, nel quale lavorò con successo.
Ma la sua irrequietezza torna a farsi sentire, e più tardi, nel 1935, dopo il matrimonio con l’uomo di affari egiziano Aziz Eloiu Bey si reca al Cairo, dove scatta alcune delle sue fotografie surrealiste più belle.

Portrait of space, Lee Miller, 1937.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Miller si trovava a Londra, dal suo nuovo amore, il collezionista di arte moderna Roland Penrose. Durante questo periodo così turbolento, Lee Miller decide di partire come fotoreporter per documentare gli orrori della guerra. Intraprese la carriera di fotoreporter di guerra per Vogue.
Ignorando le richieste di tutti di rimanere al sicuro negli Stati Uniti, Lee Miller, che non aveva mai accettato compromessi nella sua vita, e forse, per la prima volta, si sentiva davvero a suo agio in ciò che stava facendo, iniziò a documentare il bombardamento strategico del Regno Unito nel corso della guerra lampo portata avanti dalla Germania nazista. Una carriera assolutamente inusuale per una donna.
Andò in Francia, e documentò la liberazione di Parigi e fu la prima donna ad entrare e a fotografare l’orrore dei campi di sterminio nazisti di Buchenwald e di Dachau.
Per la prima volta, Lee cessò di essere apprezzata per la sua bellezza, per la sua apparenza, ed iniziò ad essere riconosciuta per le sue azioni, riuscendo a realizzare il desiderio che fin dall’inizio era nato in lei, «Preferisco fare una fotografia che essere una fotografia».

Lee Miller indossa un elmetto appositamente costruito per tenere in mano la macchina fotografica, Normandia, Francia, 1944.

Chiara Volponi

Credit: IoDonna